Top Gun
Le fiere aeronautiche e i vari air-show sono i più grandi raduni di
appasionati degli sports dell’aria, dove c’è chi arriva dal cielo,
ansioso di fare il suo primo bell’atterraggio con l’aereo nuovo, chi
scalpita davanti al cancello d’ingresso per vedere le ultime novità e
chi è già li da qualche ora e sfoggia la sua luccicante vetrina... Se
poi c’è il sole e la giornata è splendida, arrivano famiglie intere, con
i bambini, le mamme, le nonne e perchè no, anche il cane. Tutti eseguono
il movimento base dell’aviatore; al primo rombo scattano con il naso
all’insù e l’indice puntato, in un meraviglioso parco di colori.
In mezzo alla gente comune, appaiono però in tutto il loro orgoglioso
essere coloro che più di altri sentono l’aeronautica nel sangue, malati
di cielo al punto di incarnare il loro ideale di eroe pilota.
Per rispetto ai più anziani, cominceremo a descrivervi il modello
Lindbergh. Settantenne d’assalto, gioca meritatamente al pilota in
pensione sfoggiando quel paio di pantaloni marroni in velluto a coste
larghe due centimetri e troppo corti di dieci, una camicia a quadrettoni
sotto la quale si intravede la maglia di lana modello Super Pippo, il
paio di amfibi da ex-partigiano e quel che resta della cuffia di cuoio.
I suoi discorsi, iniziano con un prologo preciso: “Io sì che ai miei
tempi volavo, non come oggi, con tutti quei bottoni, perchè quando ero
in sicilia, nel ‘43...” (Mah! Probabilmente in Sicilia nel 1943 ci fu il
primo raduno di piloti, c’erano tutti...) Egli però è veramente
corretto, l’ultimo esempio vivente di cavaliere dell’aria.
I cinquant’enni, appartengono ormai alla categoria Chuck Yeager,
indossano l’immortale giubbotto in pelle scura e lucida con le spalline,
sotto le quali infilano i gradi di pilota civile, quattro striscie
dorate per il Cessnino, anche cinque o sei per il bimotore. I pantaloni
sono quelli da pesca, con mille tasche per perdere tutto
l’equipaggiamento in dotazione, un classico: l’intera gamma delle carte
di credito esistenti, il cerotto antireumatico e il coltello da Savana;
volo record effettuato: Bresso - Vigevano (fanno un risotto...).
Completano l’abbigliamento gli stivaletti da Ranger con tacco che
slancia il fisico e un berretto americano con scritta VF-213 Da-Nang.
Costui si fa chiamare "comandante" anche se non gli obbedisce neppure il cane, dimostra un nostalgico senso cameratesco e alza volentieri il
bicchiere, una trasgressione agli ordini del suo unico superiore
generale: la moglie, che quando appare è sempre arrabbiata. Sono però
coloro che, quasi dei profeti nell’ambiente, comunicano ai giovani la
passione del volo.
Ed ecco la categoria più esaltata, i trent’enni-yuppies; cloni di Tom
Cruise che sfoggiano un look particolare: il giacone mille stemmi o il
più scarso Bomber, decorato dalla targhetta con il nome, il gruppo
sanguigno e di tutti i tipi di spille esistenti: aquila semplice, aquila
coronata, aquila con e senza saette, con e senza teschio e aquila
scaramantica, quella con le ali ripiegate...sugli artigli.
Sotto il giubbotto hanno la tuta di volo, con tanto di segni
dell’anti-G, ma acquistata in uno dei negozi che vendono abbigliamento
“estremo”. Sono allenati a una ginnastica da contorsionisti; anche i
piloti fanno pipì.
Particolarmente importante il loro orologio, un vero cruscotto
d’emergenza con altimetro, barometro e fasi lunari...rigorosamente
subacqueo!
Rivolgono la parola quasi esclusivamente alle ragazze, raccontano
improbabili situazioni drammatiche risolte eroicamente, ma sopratutto
“ci provano” sempre; bionde, brune, grasse, magre… basta che siano a
portata del Pitot. A loro l’importante compito della riproduzione della
specie.
Ultimi perchè appena arrivati sono coloro che appartengono alla
categoria New Age, gli adolescenti che, non ancora aquile, hanno però
già all’attivo migliaia di ore di volo al computer e sognano il loro
diciassettesimo compleanno. Il volo non li ha ancora vestiti, ma sotto
il banco, durante l’ora di quel “prof.” il disegno di un aereo.
Ciao a tutti e felici atterraggi
Fester
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